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Il Training Autogeno fu elaborato da Heinrich Schultz nei primi del 1900 (1908/1912).
Egli partì inizialmente dalle osservazioni sull’ipnosi e sull’autosuggestione.
Il Training Autogeno si potrebbe definire come uno “Yoga occidentale” cioè un Yoga adattato alla cultura occidentale ma privo delle asana dell’Hatha Yoga, la sua funzione è di indurre uno stato di calma finalizzato al controllo dell’ansia.
Le sollecitazioni date dall’ansia al sistema neuro vegetativo hanno alla lunga un effetto patogeno. Si va dagli effetti generali come disturbi del sonno e vertigini a disturbi specifici come mal di testa, disturbi digestivi, mal di schiena, tachicardia, dispnea, dolori da contratture ecc…
Tutti questi disturbi psicosomatici generalmente non hanno riscontri clinici e sono considerati dalla medicina delle “ distonie neurovegetative”. Ci sono organi particolarmente sensibili come quelli dell’apparato digerente, i 2/3 dei disturbi intestinali ha origine dal sistema neuro vegetativo.
La prima fase dell’allenamento del Training Autogeno è quella di convogliare l’attenzione su se stessi e concentrarsi sul presente, sul “qui ed ora”, questo consente un distacco dai pensieri ansiogeni della vita quotidiana e induce uno stato di calma.
L’allenamento a concentrarsi sul presente e a “auto indursi” la calma è il primo passo verso il controllo dell’ansia, causa principale delle distonie neuro vegetative.
Con il termine “Training” si vuole indicare “allenamento” cioè una pratica costante che consente al soggetto di allenarsi a rilassarsi attraverso l’uso di una serie di esercizi.
Con il termine “Autogeno” s’intende autoindotto. In realtà l’allenamento inizialmente è indotto dalle indicazioni di un trainer che fornisce, in una prima fase, gli strumenti essenziali per poter praticare autonomamente il Training autogeno.
Esistono due livelli di training autogeno. Il primo livello è quello fondamentale per i principianti ed è in genere già sufficiente a fornire gli strumenti essenziali per il controllo dell’ansia e per il miglioramento dei disturbi legati a essa.
Il primo livello è costituito da sei esercizi fondamentali che vengono perseguiti gradualmente:
1) la pesantezza
2) il calore
3) il cuore
4) il respiro
5) il plesso solare
6) il fresco alla fronte
Le posizioni per praticare gli esercizi sono tre.
La posizione del cocchiere, la posizione sulla sedia del nonno e la posizione supina.
In una prima fase occorre svolgere gli esercizi in una condizione di protezione dai disturbi esterni e questa condizione, in fase di allenamento, è garantita dal trainer.
In seguito, quando si diventa autonomi, sarà possibile praticare gli esercizi di Training autogeno anche in contesti differenti.
Nell’ambito di una seduta di Training Autogeno si praticano anche una serie di esercizi che servono a coadiuvare la seduta:
- esercizi di respirazione profonda;
- esercizi di consapevolezza della differenza esistente tra la contrazione e rilassamento muscolare;
- esercizi di allungamento e distensione della muscolatura.

